L’ASAR (Associazione Studi Autonomistici Regionali), 1945-1948

L’ASAR è uno dei movimenti politici più importanti della storia trentina. Esso venne fondato a Trento il 23 agosto 1945. Riuscì a raccogliere 115.000 iscritti su una popolazione provinciale di 380.000 abitanti.

Quali profonde ragioni animarono quella stagione di lotta politica e l’adesione di tante persone all’ideale autonomista? Se ci si limitasse a considerare la breve vita dell’ASAR – dal 23 agosto del 1945 al 25 luglio del 1948 – si potrebbe concludere che si tratti di un’esperienza sporadica, episodica. Ma questo non sarebbe il criterio corretto per ragionare. Non ci interrogheremo sui motivi della fine del movimento (che non morì di “morte naturale”, come è noto, ma a causa dei pesanti condizionamenti subiti dai partiti nazionali, dalla Chiesa trentina, da quegli apparati politico/polizieschi non ancora del tutto disgiunti dal Ventennio, oltre ai limiti interni e ai vari personalismi che ne avevano minato le fondamenta).

Diremo però che quei tre anni furono decisivi per la storia del Trentino e dell’Alto Adige e, più in generale, anni determinanti per la storia italiana e europea, con l’uscita da un conflitto devastante e il quasi immediato risorgere di una nuova divisione del mondo, tra blocco occidentale e blocco orientale. Le esperienze politiche che si misurarono in quella stagione rappresentano quindi un prezioso elemento di riflessione e una chiave di lettura importante di tutto il periodo successivo.

È in questo contesto tumultuoso, ma ricco anche di speranze di risurrezione democratica, che si delinea l’originalità politica di un movimento trasversale quale fu l’ASAR, analogamente ad altre esperienze che animarono quei territori europei usciti devastati dall’accanimento dei nazionalismi. Esperienze dolorose rispetto alle quali, anche per contrapposizione, si proponevano soluzioni radicalmente alternative (da noi era particolarmente forte il Movimento Separatista Trentino).

Su queste tensioni, nel caso trentino, si innestava una evidente vocazione naturale e strutturale all’autogoverno, una “spinta dal basso” di cui il movimento asarino si fece interprete, attraverso la costituzione di un enorme laboratorio politico partecipato, una sorta di straordinaria “palestra di democrazia” che avrebbe lasciato un imprinting straordinario nella società e nella politica trentina. E’ difficile spiegare quindi la storia dell’ASAR contenendone la storia dentro i suoi confini, diciamo, strettamente “anagrafici”. Senza considerare che, in parte, l’esperienza asarina ha avuto continuità in altre formazioni politiche (dal Partito Popolare Trentino Tirolese fino all’odierno PATT che, all’art. 1 del suo Statuto dichiara espressamente questo legame).

La storia dei decenni che precedettero la nascita dell’ASAR ci racconta delle tensioni nazionali che avevano segnato la primissima parte del Novecento trentino, lo scoppio della Grande Guerra con la devastazione del territorio e il dramma dei profughi, l’annessione all’ Italia, divenuta quasi subito fascista, che impoverì ulteriormente il territorio, dando ai trentini – talvolta anche a coloro che in epoca asburgica avevano guardato con simpatia all’irredentismo – la sensazione che la “Venezia Tridentina” null’altro fosse se non una zona d’occupazione, una sorta di “colonia” o “bottino di guerra” nell’ottica nazionalista e prevaricatrice del regime.

Nel periodo di annessione de facto alla Germania nazista (Alpenvorland o Zona di Operazioni delle Prealpi, 1943-1945) nacquero persino dei movimenti clandestini che ambivano alla costituzione in area trentina di un territorio indipendente, lontano sia dal centralismo romano sia dal pangermanismo nordico: si pensi alla vicenda del Comitato di Indipendenza Trentina, i cui dirigenti – arrestati nel novembre del 1944 – pagarono anche con la dura prigionia nei campi di concentramento nazisti.

Coloro che quel 23 agosto del 1945 si unirono a Trento per dare vita al Movimento, rappresentando le varie istanze sorte in tutte le valli della provincia, provenivano da esperienze politiche tra loro molto diverse, ma tutti desideravano “l’autogoverno con ampi poteri legislativi ed esecutivi in tutte le branche dell’attività politica, economica, sociale”. Un’autogoverno che avrebbe dovuto trovare “chiara e adeguata espressione nella futura Costituzione del Paese”. Il tutto riassumibile nello slogan, tanto caro agli asarini, di “Autonomia Integrale”.

Nel progetto dell’ASAR stava evidentemente un grande sogno, che non era per l’appunto un sogno di mezza estate. Era il sogno, o meglio la necessità, di portare a naturale compimento un processo secolare – questo ci dice la storia trentina di lunga data – nel quale le genti locali avevano approfittato del fatto di vivere in un “corridoio di popoli”, al centro d’Europa, per sperimentare forme originali di gestione autonoma dei propri patrimoni, delle proprie risorse, delle proprie comunità.

L’ottenimento dell’Autonomia fu, certo, il risultato di quella straordinaria azione politica che seppe concertare Alcide De Gasperi, a partire dagli accordi del ‘46. Ma non possiamo ignorare – come talvolta si deduce da alcune riletture che di storico hanno poco – il segno chiarissimo di una spinta popolare diffusa, capillare, articolata, in ogni angolo del Trentino, in favore dell’autogoverno. Era un innato desiderio di fuga da ogni centralismo che l’ASAR interpretava anche con innesti ideologici presi a prestito dal migliore spirito repubblicano, federalista e antimilitarista dell’epoca, grazie alla presenza di fervidi intellettuali quali Valentino Chiocchetti.

Le 20.000 persone radunate dall’ASAR in Piazza Italia il 15 settembre 1946 o le 30.000 persone radunate in Piazza Fiera il 20 aprile 1947 – con quel microfono sul palco lasciato a disposizione di tutti gli esponenti dei partiti affinché potessero esprimere anche il loro punto di vista in materia d’Autonomia – la dicono lunga su cosa sia stato questo Movimento e perché meriti di essere posto tra i passaggi più interessanti in qualsivoglia ragionamento sulla storia dell’Autonomia.

Per approfondimenti

Lorenzo Baratter, Storia dell’ASAR (Associazione Studi Autonomistici Regionali), 1945-1948, Egon, Rovereto, 2009
Domenico Fedel, Storia dell’ASAR – 1945- 1948 e delle radici storiche dell’Autonomia, Pezzini, Villalagarina, 1980

Pubblicato in Storia  il 19 Ottobre 2010


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