Ugo Rossi: «Il Patt non può fare da solo. Serve un grande partito»

«Non dobbiamo commettere l’errore di pensare di essere autosufficienti: oggi serve cambiare schemi politici se abbiamo in mente il Trentino e non solo i confini del Patt. Possiamo realizzare il sogno di un grande partito del Trentino anche se ci spaventa».

Ha parlato con emozione ieri Ugo Rossi, assessore alla salute e segretario provinciale del Patt, al Palalevico, dove il partito ha riunito i candidati e gli eletti alle ultime elezioni per le Comunità di valle per ringraziarli e festeggiare visto che sono state un successo per le Stelle alpine, che hanno visto crescere i loro voti in valore assoluto, nonostante il forte astensionismo che ha colpito soprattutto Pd e Upt.

Rossi, consapevole che la baseautonomista è tutt’altro che entusiasta dell’idea di unirsi agli ex democristiani dell’Upt di Lorenzo Dellai (che lui ieri non ha mai neppure citato), ha ricordato che l’obiettivo del partito del Trentino è «il mandato » che ha ricevuto dal congresso, che lo ha confermato segretario l’anno scorso. Come dire che anche se ora molti tirano indietro, non se l’è inventato questo progetto, ma è stato condiviso dal congresso. E quindi se si vuole cambiare idea, quanto meno al partito servirebbe un altro congresso e forse anche un altro segretario. Ma naturalmente non è ora all’ordine del giorno, soprattutto visti i successi raccolti dal Patt sotto la guida di Rossi. Ma pur mantenendo ferma la rotta, il segretario del Patt è stato prudente, evitando di parlare di tempi e quindi senza mettere pressione e ansia alla base. E anzi ha detto che in ogni caso il progetto di un grande partito del Trentino si potrà realizzare solo alle condizioni del Patt che sono: il mantenimento del simbolo storico delle Stelle alpine, a cui gli autonomisti non rinunciano; l’«autonomia totale dai partiti romani » con i quali dunque non ci potranno essere collegamenti strutturali ma solo eventualmente di natura elettorale, come fa la Svp; infine l’identità autonomista che «viene prima degli schemi destra e sinistra». Parlando poi del quadro politico nazionale e locale, il segretario del Patt ha attaccato la Lega nord raccogliendo un forte applauso quando ha detto: «Dobbiamo saperci distinguere dalla Lega nord Padania perché non fa un servizio alla nostra terra». E poi ha sottolineato la «difficoltà politica del Pd nazionale, che non riesce ad essere una vera alternativa al berlusconismo», ma ha criticato anche quella «parte del Pd locale che interpreta il suo stare al governo come fosse all’opposizione».

Nel corso dell’assemblea è stata data la parola ai neoeletti presidenti di Comunità di valle autonomisti, Sergio Menapace (valle di Non), Gianluca Tait (Rotaliana-Königsberg) e Aurelio Michelon (valle di Cembra) che - soprattutto i primi due - rappresentano la nuova classe dirigente del partito.

(Luisa Patruno – L’Adige. 28.11.2010)

Pubblicato in Notizie  il 28 Novembre 2010 '' ''

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