Sicurezza in Piazza Dante: “Perchè il PATT chiede provvedimenti immediati”

I fatti accaduti negli scorsi giorni in piazza Dante non hanno fatto altro che evidenziare ciò che era già sotto gli occhi di tutti i cittadini da tempo: il problema c’è. Di più, sta acquisendo il tipico tratto della cronicizzazione, diventando - purtroppo - un aspetto abituale del nostro vivere quotidiano. Come risolverlo?

Di recente il Governo nazionale ha emanato il Decreto legge (il 20 febbraio 2017, n.14) recante “Disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle città”, nel frattempo convertito in legge del 18 aprile 2017 n. 48, che prevede un articolato pacchetto di misure, il cui obiettivo è potenziare l’intervento degli enti territoriali e delle forze di polizia nella lotta al degrado delle aree urbane, che interessa da vicino le amministrazioni comunali. La nostra, tuttavia, ritarda nel recepimento.

È vero, come ha più volte sostenuto il sindaco Andreatta, che si è in attesa del varo di linee guida da parte del Ministero dell’Interno. Ciò è tuttavia corretto solo per una parte delle disposizioni, come ad esempio per le modalità di istituzione dei Patti per la sicurezza urbana (art. 5), ovvero degli accordi sottoscritti tra il prefetto ed il sindaco, finalizzati ad individuare specifici interventi per la sicurezza della città. Altre disposizioni - in particolare quelle date dal combinato disposto dell’art. 9 e dell’art. 10 della legge - sono invece immediatamente applicabili, sin dal varo del decreto legge nel febbraio di quest’anno. Si tratta di importanti disposizioni a tutela della sicurezza e del decoro urbano, in virtù delle quali è possibile comminare, a carico di chi pone in essere condotte lesive dell’ordine pubblico in determinate aree urbane considerate particolarmente rilevanti per la cittadinanza, sia sanzioni amministrative, sia un ordine di allontanamento (il cosiddetto Daspo urbano).

Per l’individuazione delle aree urbane alle quali applicare tali disposizioni è sufficiente una modifica del regolamento di polizia urbana. È esattamente quanto è già stato fatto, ad esempio, da amministrazioni comunali paragonabili a Trento, quali Bergamo e Vicenza. Entrambe, a guida PD, una volta uscito il decreto a febbraio, non hanno perso tempo nell’individuare le aree da sottoporre a tutela.

Di più, quando le aree in questione sono infrastrutture ferroviarie e di trasporto pubblico locale, non occorre alcuna modifica al regolamento di polizia urbana. Ora, è vero che piazza Dante è un luogo diverso dalla stazione dei treni e delle corriere, tuttavia spesso gli scontri si sviluppano in zone limitrofe ad esse.

Inoltre, nell’ambito di spaccio di stupefacenti, pratica purtroppo diffusa in piazza Dante, le misure di allontanamento concesse al Questore sono anch’esse immediatamente eseguibili, come previsto dall’art. 13 del decreto. È quanto è già successo a marzo a Firenze, dove il sindaco Nardella, anche lui del Partito Democratico, in accordo con il questore della città toscana Alberto Intini, ha disposto il 15 marzo scorso un Daspo Urbano nei confronti di un pusher già condannato in passato in via definitiva, presupposto necessario per l’emissione del Daspo. Un simile provvedimento è stato preso anche a Ferrara, città sempre a guida PD, il 23 maggio scorso.

Vi è infine un altro potere concesso al Sindaco, anch’esso immediatamente applicabile. Si tratta della facoltà - prevista dall’art. 8 del decreto - di adottare ordinanze contingibili ed urgenti non più solamente in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica, bensì anche “in relazione all’urgente necessità di interventi volti a superare situazioni di grave incuria o degrado del territorio o di pregiudizio del decoro e della vivibilità urbana”.

Quindi i poteri ci sono e sono già utilizzabili. Il fatto poi che tali disposizioni siano state varate tramite decreto legge ne dimostra la particolare urgenza. Bene ha fatto quindi il capogruppo Pattini, nel dar seguito a tutta una serie di forti sollecitazioni e di chiare richieste espresse tante volte pubblicamente e in coalizione dalla Sezione cittadina del PATT in questi anni, a invocare più determinazione nell’applicazione dei nuovi poteri, poiché in più di un’occasione sono stati evocati i regolamenti attuativi, oppure la modifica del regolamento di polizia, senza prendere seriamente in considerazione le facoltà immediatamente concesse ai primi cittadini.

Non è più il momento di tergiversare, rimandando la decisione a future discussioni o tavoli di approfondimento. Come Partito Autonomista di Trento chiediamo l’attuazione del decreto, nella parte delle disposizioni già eseguibili e non ancora utilizzate, senza alcuna paura di creare divisioni o allarmismi né nella coalizione, né tra i cittadini.

Il perché sia una legge applicabile senza alcun timore di divisione ce lo ricorda stesso ministro Minniti, quando sostiene che per la prima volta “la definizione delle politiche della sicurezza nelle nostre città si sottrae alla competenza esclusiva degli apparati di polizia, trasformando la sicurezza in bene comune e chiamando alla sua cogestione i rappresentanti liberamente eletti dal popolo, vale a dire i sindaci.”

Se la sicurezza urbana è definita dalla legge come “il bene pubblico relativo alla vivibilità e al decoro della città”, allora è vero che essa non ha connotazioni o colori politici. Come ha recentemente dichiarato sempre il ministro, “anche se le statistiche ci dicono che i reati, tutti i reati, sono in diminuzione, la sicurezza non è una statistica, bensì un sentimento. E il sentimento di insicurezza avvertito dai cittadini non va mai sottovalutato.”

Ed è proprio questo ciò che chiede, da anni, a gran voce e con grande determinazione, la sezione del PATT di Trento, prima che sia troppo tardi e possa accedere ciò che nessuno vuole.

Trento, 26 giugno 2017

Matteo Facchinelli
Segretario politico Sez. PATT di Trento
Vicepresidente Circoscrizione S.Giuseppe-S.Chiara

Pubblicato in Notizie  il 26 Giugno 2017 '' ''

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