Rossi: «Rette in base al reddito»

L’assessore provinciale alle politiche sociali Ugo Rossi giudica nel complesso contenuti i rincari delle rette delle case di riposo, con l’eccezione, motivata, di Trento. Ma invita a guardare oltre: «Nel nuovo anno affronteremo complessivamente il tema degli anziani e della non autosufficienza. Abbiamo bisogno di una riorganizzazione che punti maggiormente sui servizi a domicilio e preveda una maggiore partecipazione degli utenti alla spesa, differenziata però in base al reddito e con lo strumento dei fondi integrativi».

Apertura quindi alle proposte dei sindacati sull’introduzione dell’Icef: «O di qualcosa di simile» dice Rossi. E redistribuzione dei 160 milioni di euro di budget provinciale tra residenze sanitarie, a cui oggi vanno 130 milioni, e servizi domiciliari, a cui vanno «solo» 30 milioni. «Con le condizioni attuali della finanza pubblica - osserva Rossi commentando gli aumenti delle rette - tutti dobbiamo fare il massimo per ottenere il meglio con meno. Nell’autonomia di ogni singola azienda di servizi alla persona, ognuno fa la sua politica di contenimento dei costi. Ma nel complesso si tratta di aumenti modesti. L’eccezione di Trento dipende dalla nuova Rsa e dai costi dell’energia». Ma due anni fa le rette erano a 41 euro e ora sfiorano i 48. «41 euro non sta né in cielo né il terra - ribatte Rossi - Ricordo che abbiamo rette tra le più basse fra le regioni e che le famiglie pagano il 44% del totale contro oltre il 50% altrove, compresa Bolzano. Il resto lo mette la Provincia». Rossi però vuole andare oltre la questione delle rette. «Abbiamo l’impegno politico di affrontare nel 2011 il tema della non autosufficienza, anche sulla scorta della proposta di legge Magnani-Dorigatti. Oggi abbiamo una lista di attesa di oltre mille persone per entrare nelle case di riposo, nonostante il numero dei posti letto sulla popolazione anziana sia il doppio delle altre regioni. Si tratta di una domanda che va riorientata sulla filiera dei servizi. Prevediamo un importante investimento pubblico per aumentare i servizi a domicilio, che possiamo incentivare con l’introduzione di assegni o buoni». Più servizi a domicilio con una partecipazione alla spesa, però, maggiore. «Certo, ma introducendo meccanismi di pagamento della quota dei cittadini in base al reddito, con l’Icef o con un altro strumento. Pensiamo ad una revisione della partecipazione modulata in relazione alle possibilità economiche. Chi può pagare la quota intera la paghi, mentre andremo incontro a chi fa fatica». L’altra novità è che si apre il campo alla presenza dei fondi sanitari integrativi. «Attraverso fondi contrattuali o territoriali - spiega Rossi - si può garantirsi il pagamento con un modello assicurativo. Di fronte a questa emergenza del futuro serve il coraggio di riformare il sistema».

(F. Ter. – L’Adige 31.12.2010)

Pubblicato in Notizie  il 31 Ottobre 2010 '' ''

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