«Pronto a lasciare la guida del Patt»

Nel giorno in cui celebrerà (questo pomeriggio al PalaLevico) davanti al suo popolo i fasti elettorali dell’ultima tornata di voto, il segretario del Patt Ugo Rossi annuncia di voler lasciare la guida del partito. Certo, non nell’immediato ma prima di quanto si pensi: «C’è bisogno di un rinnovamento complessivo della politica autonomista - dice - a partire dai vertici».

Segretario Rossi, che giornata sarà quella di oggi al PalaLevico: un semplice ringraziamento agli iscritti o una prova di congresso?
«No, nessun congresso. Io l’ho chiamato “thanks giving day”, una giornata per ringraziare tutti per gli ottimi risultati elettorali».

Come spiega questo successo del Patt?
«Lo lego ad una logica nuova di approccio alla politica: restare legati alla tradizione, ma aprirsi anche a ciò che c’è fuori dallo stretto mondo autonomista. Infatti abbiamo aperto le nostre liste anche a candidati non legati direttamente al Patt ma che si riconoscono comunque negli ideali dell’autonomismo».

Il Patt di oggi che partito è?
«Un partito orgoglioso delle proprie radici, ma aperto a tutti coloro che non si riconoscono nei mal di pancia di questa politica nazionale e pensano che queste divisioni ideologiche non facciano bene all’Autonomia».

Quindi è finito il tempo delle “mani libere”?
«In realtà no. Noi oggi siamo solidi e convinti nel centro sinistra. Per me, però, la cosa importante è che quella parola, “autonomista”, che oggi si legge vicino a “centro sinistra” diventi un sostantivo e non più un aggettivo. Dentro questo sostantivo ci stanno benissimo persone che provengono da culture diverse, sia di sinistra che di destra».

Il Trentino sta dando un po’ per scontata la propria autonomia?
«Forse la sta trascurando. Le faccio un esempio: perché gli studenti che qualche giorno fa hanno invitato a parlare Marco Travaglio non hanno invece pensato di invitare, che ne so, un esperto finlandese che raccontasse loro come lassù hanno risolto il problema dei rifiuti o piuttosto un autonomista catalano?».

Qual è il bacino elettorale dentro il quale il Patt può facilmente pescare?
«Dentro l’Upt, ma anche nella Lega. È certo che oggi non bastano più né i partiti dei sindaci né quelli che alimentano falsamente la secessione. Si sta aprendo una fase nuova e il Patt deve esserci, anche con un forte ricambio interno».

Scusi Rossi, sta dicendo che passa la mano?
«Penso che ormai sia arrivato il momento di rinnovarci se vogliamo essere credibili ed è chiaro che la cosa riguarda anche me. Ma al simbolo non rinunceremo mai».

È arrivato il tempo di un presidente della Provincia autonomista dopo Carlo Andreotti?
«Penso che i tempi siano maturi, ma non mi interessa fare nomi».

Facciamo un bilancio di metà legislatura: cosa ha funzionato e cosa no?
«Abbiamo affrontato bene la crisi e, per quanto mi riguarda, abbiamo portato a termine una importante riforma sanitaria. Dobbiamo far ripartire l’economia rafforzando il tessuto imprenditoriale anche a costo di lasciar andare le imprese che non funzionano e poi dobbiamo imparare a usare meglio le risorse. Prima di ogni decisione ci dobbiamo chiedere quanto costa. Ma soprattutto dobbiamo lavorare di più, primi fra tutti i pubblici dipendenti».

Rifarebbe le spese per le divise a bande e Schützen?
«Certamente, si tratta di realtà meritorie come anche gli alpini o le associazioni di volontariato che creano aggregazione. Meglio questo che altre voci di spesa che non hanno lasciato niente sul territorio».

Tipo?
«L’Osservatorio sui Balcani, ad esempio. Andate a vedere che valore aggiunto ha prodotto per il Trentino…».

Sono finiti anche per la sanità i tempi delle vacche grasse?
«Vanno eliminate le inefficienze anche a costo di scelte impopolari. Penso alla non autosufficienza: dobbiamo avere il coraggio di far partecipare anche le famiglie ai costi per il fondo. Lo dico soprattutto alla mia maggioranza».

(Luca Petermaier – Trentino, 27.11.2010)

Pubblicato in Notizie  il 27 Novembre 2010 '' ''

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