ASAR: a 70 anni dai fatti di Mori

Il 21 settembre 1947 l’ASAR – movimento che era nato nell’estate del 1945 a Trento e che già raccoglieva oltre 100.000 iscritti in tutte le valli trentine, rivendicando “l’autonomia regionale integrale da Ala al Brennero, dentro l’Italia repubblicana” – decise di organizzare a Mori un incontro popolare attraverso il quale si voleva rinsaldare l’alleanza con la Südtiroler Volkspartei (SVP), il partito di maggioranza sudtirolese, nella fase delicata di definizione a Roma degli Statuti per le Regioni autonome.

In un clima di grande tensione – non dimentichiamo che il nazionalismo era ancora molto forte e idee come “autonomia” o “federalismo”, benché ampiamente desiderate dalla popolazione locale, erano guardate con un certo sospetto – le grandi potenzialità, anche politiche, della giornata del 21 settembre vennero vanificate da episodi allarmanti, in cui le forze di polizia ebbero un ruolo di primo piano.

Nella notte antecedente a Mori erano comparse sia scritte inneggianti all’Italia, sia scritte a carattere separatista o hitleriano. Benchè in apparenza contrapposte, parevano essere state effettuate dalle medesime persone.

La situazione non cambiò il giorno della manifestazione: nel corteo autorizzato, a cui aveva preso parte anche la banda di Termeno in abito tipico, venne esposta la bandiera tirolese. Questo scatenò le forze dell’ordine che sorvegliavano l’evolversi del pacifico evento: la bandiera venne sequestrata e, nonostante l’intervento di Valentino Chiocchetti, fu arrestato un manifestante.

Malgrado il trambusto, gli asarini continuarono con la manifestazione: Toni Ebner, in rappresentanza della SVP, dichiarò dinnanzi al pubblico di aver «già avuto un’altra volta l’onore di rappresentare il popolo sudtirolese ad un raduno di asarini a Trento. Anche quella volta la bandiera tirolese c’era, vi erano 20 mila persone e la bandiera non la levarono». Le parole di Ebner furono interrotte dal lungo applauso degli astanti. «Questi applausi», concluse il futuro deputato sudtirolese, «non sono rivolti a me come persona, ma al popolo tirolese e sono una garanzia della volontà di collaborazione.»

Nei giorni successivi gli esponenti di spicco del Movimento vennero perquisiti e arrestati e solo nel 1978 Chiocchetti, commentando gli eventi di Mori ebbe a dichiarare: «Nel momento in cui accadevano quei fatti il movimento asarino era assalito da tutte le parti: la stampa ne calunniava gli scopi, i partiti lo insidiavano per ragioni evidenti, alcuni dei suoi capi erano già stati messi a tacere, in quell’aurora di democrazia… Stava per fallire non un grande movimento, ma una grande idea: quella della comprensione supernazionale».

I “fatti di Mori” e un’ulteriore serie complessa di azioni e operazioni politiche e giudiziarie tentarono in ogni modo di minare le relazioni tra gli autonomisti trentini e quelli sudtirolesi per favorire una implosione di questo grande movimento politico, autonomista e trasversale, che fu l’ASAR.

A 70 anni da quei fatti, fa specie assistere alla preoccupante azione del governo spagnolo nei confronti del popolo catalano: oggi come allora non è un bel segnale quando alla libera espressione si risponde con gli arresti.

Pubblicato in Notizie  il 21 Settembre 2017 '' ''

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