Il PATT è cambiato

On. Mauro Ottobre

È una domanda che, da tempo, mi frulla in testa. Una domanda che si ripresenta tutte le volte che il senatore Franco Panizza, per giustificare la sua rielezione a segretario del Patt, evoca scenari di un passato ormai morto e sepolto e paure che, per la storia del nostro partito, possono essere considerate medioevali.

Quanti sono gli iscritti o i simpatizzanti autonomisti al di sotto dei quarant’anni che capiscono di cosa parla? Oppure sono a conoscenza di una vicenda politica che vide protagonista l’allora presidente della Provincia Carlo Andreotti, vicenda che oggi, con Ugo Rossi nello steso ruolo, è decisamente improponibile e non solo perché tanta, tantissima acqua è passata sotto i ponti? Pochi, pochisimi e, quasi tutti, per sentito dire.

Nel frattempo il nostro partito è cambiato, è cresciuto, si è arricchito di giovani richiamati dai valori dell’autonomia e non più solo, o prevalentemente, di ex scontenti piovuti all’ombra delle Stelle Alpine dalle fila dei partiti storici del tempo. Questa è la nostra vera vittoria, questo è il Patt che tutti – Panizza compreso – hanno contribuito a creare con il loro esempio, le loro idee, la loro coerenza, la loro fedeltà all’ideale dell’autonomia.

Cosa facciamo ora? Torniamo indietro solo perché c’è un Congresso che non si vuole perdere alle porte? Dimentichiamo i nostri passi avanti, i nostri progressi, il nostro specchiarci nel futuro e non in un torbido passato? Ma, aggiungo: dimentichiamo perfino che Rossi non è Andreotti, pur nel profondo rispetto che dobbiamo avere per queste persone?

Io non ce l’ho con Panizza, anzi. Io voglio bene a Franco Panizza, ho imparato molto da Franco Panizza, mi sono ispirato spesso all’integrità di Franco Panizza. Quindi la mia candidatura alla segreteria del Patt non è “contro” Panizza, come non è contro nessuno dei membri storici del Partito che, magari, in questo momento non sono sulla mia lunghezza d’onda. E’ una candidatura “per” il Patt, per il progresso, perché anche nel nostro partito, alla crescita numerica dei consensi, possa corrispondere una crescita culturale. Oggi quello che porta un’altra idea, insomma, non è necessariamente un nemico, uno che si allontana dall’ortodossia. Ma è una persona che è cresciuta all’interno del Patt e che vuole concorrere alla sua crescita, alla completezza del messaggio che oggi la gente trentina si aspetta da noi.

E non è arroccandoci, andando avanti con la logica di un uomo solo al comando, che si ottiene questo scopo. Ma è facendo sintesi delle idee di tutti per dar vita ad un progetto politico moderno e attento alle tematiche dell’oggi che si raggiunge questo scopo.

Per questo, come ho detto che una candidatura in alternativa non va necessariamente intesa “contro”, dico anche che al Congresso non vi saranno vinti o vincitori, ma dovrà uscire un testimone della tradizione ma anche del nuovo che sta crescendo vistosamente dentro il Partito.

Il testimone di un partito vivo e vitale, forte di una intensa dialettica interna, che liberi il nostro Ugo Rossi dallo splendido isolamento nel quale è stato lasciato purtroppo da quando è stato chiamato a guidare la Provincia. Rossi va rafforzato e sostenuto con un partito che sappia fare sintesi di tutte le spinte positive e sia in grado quindi di fornirgli una agenda politica precisa, un viatico essenziale per tenere alti i valori dell’autonomia nella nostra terra.

Questo mi auguro esca dal prossimo Congresso che affronto non certo con la paura di perdere o la smania di vincere, ma con il solo obiettivo di rafforzare il ruolo del Patt tra la nostra gente e tra i numerosi giovani che ci seguono con interesse.

Pubblicato in Documenti  il 30 Dicembre 2015


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