Intervento di Lorena Torresani

Con la mia candidatura alla vice segreteria del Patt, in appoggio alla tesi congressuale dell’ on.le Ottobre, ho inteso accettare la proposta fattami dallo stesso Ottobre in quanto egli ha concretamente ed in maniera manifesta posto il problema della rappresentanza femminile all’interno del Partito. Dove sta la bontà di questa operazione prima di tutto? Nel fatto che non si tratta di una scelta obbligata da norme regolamentari che con termine discriminatorio, da serraglio, da riserva indiana vengono definite come quote rosa. In assoluta libertà e senza costrizione alcuna si è pensato a me, che sono anche donna ma non solo donna, per un contributo che spero essere utile, sicuramente sincero.

Premessa doverosa a parte io credo che il Patt si trovi in questo momento nella splendida quanto delicata posizione di una forza tonica, chiamata a una responsabilità di governo particolarmente gravosa, alle porte di un bivio storico per gli Autonomisti.

I risultati elettorali raggiunti rappresentano di per se un mezzo strumentale, non certo l’obbiettivo di un Partito. Già, perché se come alcuni sostengono, la scelta della guida di un Partito deve costituire una sorta di ringraziamento, di premio alla carriera, allora nessuno è più adatto di colui il quale ad oggi ha profuso negli anni, venti ore di lavoro giornaliero per il Partito, mai mancando ad inaugurazioni, eventi e tesseramenti, contribuendo in maniera determinante al saldo elettoralmente attivo del Partito.

Dall’altra parte del bivio sta un pensiero un attimo più complesso che cercherò di formulare in maniera semplice. Abbandonando la scelta conservativa, quella sopra indicata, si apre oggi una prospettiva per il Patt che non è solo interna al Partito. Questa Comunità trentina merita un Partito che sappia tradurre l’autonomia del Terzo Statuto con attenzione, che sappia proporre un nuovo rapporto tra il centro e la periferia, capace di investire totalmente sulle nostre eccellenze, sui nostri cervelli, con l’occhio aperto alla intelligente novità, non al sondaggio elettorale. Aggiungo una provocazione: il Patt vuole tentare, oggi che ha gli strumenti istituzionali per farlo, di andare a presidiare quel centro moderato della politica trentina in forma stabile e con leadership autorevole? Se non tenta ora con un Gruppo consiliare di nove consiglieri, mai così forte, ed una struttura territoriale di ottimo livello, non manca forse ad un obbligo etico politico di responsabilità? Domande, suggestioni le cui risposte comportano effetti pratici anche sul governo provinciale e quindi sull’intera comunità. Ecco perché aggiungo che il Congresso del Patt, senza volerne enfatizzare i contenuti, non può essere ridotto ad un mero atto statutario interno ma oggi possiede chiare connotazioni provinciali. Se il Patt non comprende questo passaggio commette un errore etico politico fondamentale. In questo sta soprattutto il dato politico dell’evento, al netto di ogni aspetto personale di riconoscenza o altro che in questo contesto non può essere rilevante. Per fare ciò occorre che il Partito sia in grado di recuperare una centralità assoluta rispetto alla proposta politica con la quale alimentare il governo provinciale a guida autonomista. Non possiamo essere noi al traino di tematiche tipicamente autonomiste, come capitato ad esempio nel rapporto tra periferia e centro, declinato nei diversi aspetti quale il polo unico delle case di riposo, il “Marie Curie” di Pergine, gli ospedali periferici, o la Valdastico. Su questo un Partito autonomista non può seguire l’onda e non governare il vascello in acque territoriali che gli appartengono. Un Partito forte perché politicamente incidente è un Partito che in questo modo aiuta il Presidente e non ne fa solo da cassa di risonanza. Non può e non deve passare la logica che il ruolo dei partiti è in generale superato e che quindi l’uomo solo al comando può bastare. Non è così almeno fino a quando la democrazia non individua un surrogato al Partito, che oggi rappresenta un diaframma sicuramente migliorabile, ma di certo insostituibile tra la gente e l’autorità governativa altrimenti a rischio di autoritarismo.

Non è dunque una prova di forza e non deve esserlo quello che sta avvenendo in questi giorni nelle riunioni di ambito; la conta dei delegati al Congresso non può essere il punto di arrivo, ma la conseguenza di una scelta, tra il timore conservativo ad agire da una parte, e il lancio del cuore oltre l’ostacolo per un leale ma non succube ruolo coalizionale dall’altra.

Lorena Torresani
Candidata alla vice Segreteria Patt per Ottobre Segretario

Pubblicato in Documenti  il 4 Febbraio 2016


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